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A Salvatore Quasimodo

 

Laggiù lungo i tuoi fiumi sulle rive

l'airone e la gru muovono il volo,

la biscia d'acqua freme tra le canne

di palude: ma ti costringe altrove

questa vita di scherno, amara sorte.

Nelle nebbiose pianure del Nord

si consuma il tuo tempo, assiduamente

rimpiangi la tua infanzia e l'aspra isola

della tua razza, in te riscopri i miti

della tua terra favolosa. Forse

nella memoria celi la mestizia,

riodi ancora l'eco dello Jonio

che estenua il suo furore sulle spiagge.

E quella voce antica e ormai lontana

ti fa più dolce il peso dell'esilio.

 

 

 

 

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