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In Lessinia tra malghe, contrade e "memorie"

Piero Piazzola, Bepi Falezza

a cura di Anna Solati

 

fotografie di A. Scolari

 

 

Contrà Salaorno

 

Contrà Salaorno

 

Salaorno è una delle contrade occidentali di Velo Veronese e per arrivarci si consiglia di prendere la strada provinciale che viene da Verona, fino al bivio, nei pressi della contrada Bettola, dove si stacca una strada bianca per Malga Vazzo.

 

Malga Vazzo a m 1008 di altitudine è la più meridionale delle malghe della Lessinia. Maurizio Delibori ne tenta il significato cercandolo nel cimbro Wazzo senza però darne il significato. Benetti, invece, è più realistico e ne trova la spiegazione nel latino vadum cioè «valico, gola di monte, passaggio stretto».

 

Oltrepassata la malga si scende dritti fino alla contrada che si presenta subito con una stupenda casa padronale, recentemente restaurata e tuttora punto d’incontro degli abitanti per la recita del Rosario nei mesi di maggio e ottobre, e un bell’oratorio del 1779 dedicato a San Giovanni Battista che è anche patrono di Velo.

 

La comunità religiosa di Salaorno, nel passato, non sempre fu ligia ai suoi impegni nei confronti della cappella che si era costruita. I verbali di visita dei vescovi denunciano una vertenza tra la chiesa di Velo e gli abitanti di Salaorno che, da parecchio tempo, non adempivano più l’impegno di sei bacede d’olio per far ardere la lampada davanti all’altar maggiore. Ed essi si scusavano affermando che sui loro fondi non si raccoglievano olive. Una storia uguale a quella di cui racconteremo nelle note di folclore a proposito della contrada Sartori di Roveré.

 

Di Salaorno era nativo un certo «R. S. SINO SALAUORNUS» che collaborò con Donato da Lugo, di cui abbiamo fatto cenno trattando di Erbezzo. Una lapide all’esterno della chiesa parrocchiale di Velo testimonia la presenza del famoso lapicida. Infatti si legge: « + 1484 G.° DO DE HOBON DA LUGO A FATO QUESTA OP.».

 

Fino ad oggi ci si sono provati in tanti a cercar di scoprire cosa significhi il toponimo Salaórno, e nessuno ha tratto una conclusione accettabile. Anche Rapelli evita il problema, solo il Benetti tenta, senza convinzione peraltro, con un sala dal prelatino con significato di «acquitrino», perché, afferma, in realtà «nella valle ad ovest della contrada c’è un acquitrino di notevole estensione nel quale nell’Ottocento fu costruita una pozza per ottenere il ghiaccio». E poi per la seconda parte, ipotizza un latino ornus, «orno, avorniello», il dialettale “frassino”.

 

Però il toponimo era noto già nel Duecento, perché il Cipolla riferisce un Salauorna. Il suo nome è riportato nel documento scaligero del 1287 con cui si concedevano delle terre intorno a Roveré ai boscaioli venuti dal nord. Un capoverso del documento recita precisamente: «Questi luoghi e contrade, possedimenti, terre e monti, Lessini, valli, pianure, selve, boschi, vegri, deserti inabitati sono questi e cioè: Opledo, Roveredo con Quarcanteri e Caureroli, Pugnino Cauraria e Caurarolo, con la valle grassa Porcara e Salaorno e con tutte le pertinenze a questi luoghi…».