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TINAZZI GIUSEPPE. Pittore.

 

    “Tinazzi è personaggio e artista capace, col pennello e con la semplicità pittorica che gli sono propri, di far vibrare alcune pieghe del sentimento popolare più autentico, quelle che continuano a tener desta la memoria e il cuore di chi ha potuto registrare di persona i silenzi incerti delle contrade, i colori fiammanti delle giornate di sole, le tonalità grigie delle lastre di pietra, i macchioni di quell’antica foresta che non intende morire, il respiro affannoso delle anime sul far della sera. Tinazzi in questa accezione, può dirsi artista e poeta.” 

 

(Piero Piazzola).

   

 

    Per conoscere il pittore  più da vicino mi sono fatta raccontare un po’ della sua storia.  “Sono nato nella contrada di Arnezzo che si trova a 8/9 chilometri da Erbezzo.

    Quando facevo le elementari andavo a piedi ogni mattina fino al capoluogo anche se c’era la neve alta. Non ho terminato le elementari perché in montagna, a quei  tempi, i soldi erano pochi per cui  si doveva  cominciare presto a lavorare: noi in famiglia eravamo in cinque.

    Ho cominciato a fare il pastore a otto anni. In pratica con mio papà e i miei fratelli la mattina si andava a raccogliere le pecore che si trovavano nelle varie corti (arrivavamo fino ai Menegazzi) e poi giù per il Vajo dell’anguila si arrivava fino a Podesteria sotto al Corno d’Aquilio, la sera le riconducevamo indietro.

 

    Io mi portavo da casa un pezzo di carta e una matita e disegnavo una pecora, un sasso, una montagna, un fiore. Non mi aveva insegnato nessuno: era qualcosa che sentivo dentro.

    Venivamo pagati “in natura” praticamente con il formaggio e la ricotta che si ricavava dalla mungitura del gregge. Il lavoro durava da Aprile a Settembre. La vigilia del 15 settembre giorno della fiera del bestiame a Erbezzo portavamo il gregge al padrone fino al paese di Molina, naturalmente a piedi.

    Più tardi mio papà aveva trovato lavoro come custode alla diga del Chievo, sono andato a lavorare con lui che avevo 14 anni.

 

    Quando avevo 18 anni mio padre è morto in un incidente: travolto da un albero che stavano tagliando. C’era bisogno di guadagnare di più,  ho cominciato a fare il muratore e, a 20 anni, sono emigrato in Svizzera (quella tedesca) e vi sono rimasto 13 anni. Mi sono trovato bene, non ho mai dovuto subire episodi di razzismo.

    In questo paese, a Buchs, nel Cantone di San Gallo, ho conosciuto mia moglie che è friulana. Anche lei era emigrata per lavoro come, a quei tempi, succedeva per moltissimi abitanti di quella regione la cui povertà si poteva paragonare a quella delle nostre montagne. I miei 4 figli li ho fatti nascere in Italia.

 

    Via via che passava il tempo, i bambini ormai parlavano il tedesco, in noi era sempre più forte la nostalgia dell’ Italia così abbiamo radunato le nostre cose e siamo ritornati in Patria stabilendoci a San Martino B. A.

 

    Ho trovato lavoro, sempre come muratore, presso una grossa ditta del paese. Dopo qualche anno con una squadra di altri 17 compagni siamo stati mandati nella Guinea francese a costruire uno stabilimento di succhi di frutta.

    Che vita si conduceva …. Abitavamo in una baracca: di giorno un caldo infernale e di notte non si stava molto meglio, e poi le zanzare ed altri parassiti fastidiosissimi. Faceva male anche vedere che la gente del posto soffriva letteralmente la fame. La nostalgia di casa poi…. Ci sono rimasto 2 anni.

    Al mio ritorno sono cominciati guai di salute: operazioni dolorose di ernia al disco, mesi di ospedale, per cui di continuare a far il muratore me lo potevo dimenticare.

    Ho cambiato stabilimento ed è cominciata una violenta allergia a sostanze chimiche. In pratica non potevo fare quasi più niente delle mansioni per cui era stato assunto, purtroppo la nuova ditta non ha voluto aiutarmi. Ne avrei da raccontare …. Ma lasciamo correre.

 

    Così, avvilito, mi sono ritrovato a casa. Mia mamma a quel punto mi disse: “Hai sempre dipinto, perché non ti  metti a farlo oltre che per piacere anche come lavoro?”. Infatti anche in Svizzera dipingevo, anzi mi ero messo a fare pure degli arazzi per esperimentare qualcosa di nuovo.

 

    Solo in Africa non avevo fatto niente, data la situazione non era possibile, e anche questo era stato motivo di sofferenza. Così ho ascoltato il suo consiglio.

 

    Mi sono trovato un posticino qui in salotto e ogni giorno pennelli e tavolozza alla mano a lavorare. Mia moglie, che è la mia più fedele ammiratrice, non ha mai protestato perché invadevo la sua sala, per la puzza dei solventi, per il disordine ... Probabilmente se mi avesse contrastato non avrei mai combinato niente.

 

    Invece ho avuto ed ho molte soddisfazioni: primi premi a molte mostre, buone critiche, e perché no anche fedeli clienti. Sono spesso famiglie montanare o emigrate dalla montagna; quelle famiglie, cioè che amano specchiarsi ancora nell’ambiente tipico della loro terra d’origine, che di essa desiderano conservare nel bagaglio delle cose più care, e portare là dove vanno ad abitare o dove si sono definitivamente stabilite, un ricordo, un riferimento, un’immagine, la più vicina possibile alle loro memorie.

 

    A volte qualcuno mi contatta e mi dice : “Mi fai un quadro della mia contrada o di quel tal posto che tra poco diventerà una cava ecc.”.

 

    Io cerco di accontentare tutti perché dipingere mi dà gioia e lo  vedete anche dai miei colori: sono vivi e puri anche se ultimamente un po’ più attenuati.

 

      Non sono andato a scuola da nessuno; non ho avuto maestri in pittura, perché sono sempre stato convinto che le idee, le tecniche del maestro finiscono sempre per influenzare l’alunno. Allora credo che non riuscirei più a esprimere con sincerità quello che vedo, quello che sento, il mio modo di vedere le cose.

 

- Villa del Busolo

- Zevio

- Ponte del diavolo (UD)

- Precenicco - (UD)

- Fortezza (UD)

 

    Mi rammarico un pochino che a San Martino ho potuto fare solo una piccola mostra ospitata nei locali della Chiesa delle Casette. Ma in fondo io non sono “una firma prestigiosa” dell’arte sanmartinese: sono un semplice cantastorie del pennello.

 

    Come mai un pastore/muratore abbia sempre coltivato la pittura me lo spiego col fatto che, nella nostra famiglia, per parte di madre, si trova  quel grande scultore, poi emigrato in Brasile, che si chiama Eugenio Prati autore oltre che del monumento ai caduti in piazza a San Martino di altre opere in Italia.

 

    In Brasile fu poi ancora più famoso: ho un vecchio libro che riporta i suoi lavori in quel paese e anche lui dipingeva……

 

    I miei figli hanno preso poco da me nel campo della pittura , ma anche loro un talento artistico ce l’hanno ed è quello musicale: tutti suonano validamente più di uno strumento!

   

 

Intervista: A. Solati

ottobre 2004

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