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Nicola Nicolis,  artista

 

Quella che segue è un’autobiografia dell’artista intercalata da suoi scritti e poesie e dalle dichiarazioni rilasciate in una serata colloquiale.

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Nicola Nicolis è nato a San Martino Buon Albergo alle ore 8.20 a.m. del 18 aprile 1949.

 

Da: Nostra Signora della solitudine (1998) - 2 . 

 

Da: ATROPOS (1989) - 5° filo . 

 

Da: ATROPOS (1989) - 6° filo . 

 

Da: Storia di un anno (1988) - da Versi d’aprile . 

 

    Quando aveva quattro anni, la famiglia decise di trasferirsi a Verona e lui dovette, obtorto collo, seguirla; da allora sta lì e non si è praticamente più mosso.

 

Il nonno di Nicola aveva una piccola industria nel centro del paese ed era fratello del dott. Romolo Nicolis farmacista, pittore, musicista, poeta.

 

Dopo il trasferimento a Verona il bambino andava abbastanza spesso a trovare lo “zio” nella vecchia farmacia di via XX settembre e ricorda il cortile sul retro dove si trovava un magnifico glicine. Morto lo zio, i legami con il paese sono finiti.

 

Da: Dilettante di immagini e di suoni - VIII.   

 

    Ha compiuto studi classici, giungendo a un pelo dal laurearsi in filosofia.

     Non ha fatto il militare in quanto abbastanza orbo da convincere la patria a fare a meno di lui.

 

Ha frequentato l’allora severissimo e famoso Liceo Classico S. Maffei e, per scelta del padre, la sezione più dura.

 

E’ abbastanza contento di aver avuto una formazione classica. Tra gli insegnanti ha avuto la fortuna di incontrare un vero genio dell’educazione artistica: quel prof. Cuppini che tanti maffeiani ricordano con ammirazione per le brillanti interpretazioni delle opere d’arte e per come fosse riuscito ad attribuire con certezza capolavori il cui autore fino a quel momento era rimasto sconosciuto.

Senza uccidersi per lo studio, ma facendo leva sulla viva intelligenza, ottenne un’ottima maturità.

Non essendo portato per le facoltà scientifiche, scelse nel campo umanistico la facoltà con meno esami: Filosofia.. Scelta di “pigrizia”, non di interesse, in quanto un laureato in filosofia poteva fare solo l’insegnante e lui non si è mai sentito portato ad insegnare niente a nessuno.

 

Da: storia di un anno (1988): Banchi di memoria -Track 2.

 

        E' un reduce (non pentito, ma solo molto dispiaciuto) del '68 e di quel che ne è seguito.

 

Padova nel ’68: Nicola incontra il Movimento studentesco.

Da sempre nelle Università ,da parte dei vecchi studenti, c’era l’abitudine di vessare le matricole in modo più o meno selvaggio. Per almeno un quadrimestre andare a lezione diventava motivo di tensione e quasi di paura.

 

Nicola “con la braghe curte almeno nel cervello”, si trova con un gruppo di compagni davanti al Liviano (edificio dove si svolgevano le lezioni di filosofia).

 

Dietro di loro una torma di vecchi goliardi rumoreggia pronto a buttarsi contro di loro. Ma si aprono le porte del Liviano, esce un buon numero di ragazzi determinati che mettono in fuga gli assalitori. “ Gho pensà : ma questi i è angeli.

         Da quel momento il movimento studentesco mi ha conquistato il cuore.”

 

“Nel ’68 il mondo pareva dovesse cambiare dalla mattina alla sera, e sono molto dispiaciuto che non sia andata a finire così. Dopo, col senno di poi vedi gli sbagli, gli errori: cioè tanta ingenuità almeno da parte dei più giovani.

 

Sono comunque stato fortunato di essere passato in mezzo ad avvenimenti che dopo ho capito quanto fossero importanti. Purtroppo eravamo tanti, ci sentivamo tanti, ma non pensavamo di contare quanti erano gli altri.”

 

Da Storia di un anno (1988): Varie ed eventuali - Commemorazione.

 

Da: Storia di un anno  (1988) -  E d’altro ancora,  X.   

 

        Nel '73, superando inopinatamente un regolare concorso, è stato assunto da una banca, da cui tuttora riceve di che vivere.

E' un lettore onnivoro.

        Da quando ha scoperto il personal computer, ha disimparato a scrivere a mano; in compenso ha imparato un sacco di solitari.

        Gli piace far canzoni e bere vino, ama la buona cucina, porta barba e capelli lunghi perché non sopporta i barbieri ed è troppo pigro per radersi ogni mattina.

 

E’ convinto ammiratore di Omar Khayyàm:

  

Da: Versi da Venezia: Varia - Sera veronese.

        

    E' convinto che le religioni organizzate siano la peggior disgrazia capitata in sorte all'umanità.

 

“Una religione organizzata comporta l’insofferenza per il diverso che diventa nemico da distruggere. Per questo nascono le “guerre sante” di cui è piena la storia passata  e il presente. Nella realtà chi ha il potere ha soltanto motivi economici, il fatto religioso serve solo perché le masse si autogiustifichino.”

 

Da: Storia di un anno 1988 - e d’altro ancora, XII.

 

    Non possiede televisione né telefonino. Parla correntemente l'italiano e il dialetto veronese.

    

Scrive poesie e disegna fin dalla seconda media, quando fu rimandato in disegno e una malaccorta insegnante di italiano pensò bene di fargli comporre i primi versi.

 

      Le poesie gli nascono dentro di solito con un verso che spesso è anche quello iniziale. Poi lentamente si formano e, alla fine, non hanno quasi mai bisogno di correzioni.

Di frequente usa la metrica in modo raffinato per cui leggendole si avverte un  ritmo che trascina con dolcezza, come una musica di cui sembra quasi di avvertire il tempo. A volte delicatamente suggerisce versi conosciuti come approccio per avvicinarci alla sua ispirazione.

 

Da: Versi da Venezia - sonetti VI. 

 

Da: Il mio problema è diventare grande - Istruzioni per la lettura ad alta voce.

 

    Ha iniziato a comporre canzoni e ad esibirsi in pubblico alla fine degli anni ‘60. Ha anche fatto parte dei gruppi Canzoniere Veronese e Sarabanda.

 

Racconta che si è avvicinato alla musica per un suo difetto: da piccolo era stonato.

 

Bravo ragazzo, faceva parte dei boys scouts che usano il canto tra le maggiori forme di socializzazione. Nicola era piuttosto stonato, non potendo seguire i compagni nei repertori altrui, cominciò a scrivere sue canzoni per chitarra: tre accordi, le parole e la sua canzone era fatta e quella gli “veniva bene”.

 In realtà con l’esercizio, nessuno è stonato. Nel corso degli anni poi è andato a lezione di strumenti presso gli amici e tuttora sta facendo un corso di musica elettronica al conservatorio “perché la musica mi piace e mi diverte”.

 

“Il Nuovo Canzoniere veronese è cominciato negli anni ‘73/74 quando mi sono unito a loro erano già in 4. Aveva lo scopo di cantare canzoni politiche. All’epoca però canzone politica voleva dire anche canzone popolare. Il gruppo aveva una struttura a “fisarmonica”, “in un momento erimo in diese, in un altro in quatro a seconda de ci ghe n’avea voia”. Capitava anche di cantare canzoni nostre. “Semo andè avanti par tri quatro ani po l’è morto di morte naturale”. Il Canzoniere aveva avuto anche, al limite, un buon successo perché “alora ale feste dell’Unità no se fasea solo liscio”.

 

Sarabanda è nato come gruppo rock negli anni 80. Si è sciolto perché alcuni componenti volevano fare qualcosa di più professionale mentre ad altri importava divertirsi. Inoltre nei gruppi ci sono sempre tensioni interne che a volte sono difficili da controllare, come insegna la storia dei vari complessi “anche mondiali”.

 

Ha composto canzoni e musiche per spettacoli teatrali e di danza.

    Nel 1995, con Claudio Moro, il Tu Whit, Tu Whoo Trio ed il contrabbassista Gianni Sabbioni ha inciso un cd intitolato I filosofi pigri, ormai introvabile.

Se qualcuno peraltro ritenesse tale cd indispensabile alla propria crescita spirituale, Nicola ne ha ancora qualche copia in cantina e sarà lieto di privarsene.

 

Commiato dell’Artista:

 

Da: Versi e versioni (2002) - Canzone di benvenuto.

 

NOTA di Nicola.

 

 L’arte è fare un’opera che quando arriva ad un gruppo di persone, ” ma le podària anca èssar do o tre”, fa dire: l’autore è riuscito a dire qualche cosa che mi meraviglia, mi arricchisce e in qualche modo mi completa.

Il nocciolo della questione è che l’arte è una cosa straordinaria perché non vuol mai dire la stessa cosa per persone diverse. Il grande artista es. Dante, al di là dei paraocchi che poteva avere come uomo dei suoi tempi riesce a dirmi di più di un chiunque contemporaneo che mi è più vicino per esperienze.

In Dante c’è qualcosa che in qualche modo supera il suo tempo.”

 

L’Arte a Verona. Il mondo artistico di Verona non può esistere. Una teoria ormai confermata dai fatti è che se uno vuole fare l’artista deve andare via di qui. La città è apparentemente aperta ma in realtà è chiusa più di un riccio e non dà nessuno spazio. Tutti quelli della mia generazione : Manara, Stoppa, Bubola… per farsi conoscere hanno dovuto emigrare. Da noi non c’è la morte intellettuale, ci sono molte persone che suonano dipingono scrivono, e anche bene. Però qui come artista puoi solo sopravvivere, non devi illuderti di camparci. Salazzari ad esempio, restando a Verona, non ha fatto neppure lui quello che avrebbe potuto fare. Ha tentato di andarsene un paio di volte, rimanendo è stato come ingabbiato. “

 

Da: Versi e versioni (2002) - Valeas per saecula semper.

  

    

Versi

- da E d'altro ancora 1988

- da Il mio problema è diventare grande 2000

- da Intellettuali disorganici 2001

- da Versi e versioni 2002

 

Canzoni

- Altre occasioni

- Notte

- Allegoria

- Canzone del giovane poeta

- De angelis (non est disputandum)

 

Disegni

- Crocefissione 1970

- Eolo 2002

- Tramonto al fiume 2002

- Il volo della fenice 2003

- Mare d'inverno 2003

 

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