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Fernanda Nicolis, poetessa.

 

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La vita mi ha dato due mondi-

un mondo d’amore così raro

e prezioso- da far invidia agli dei

se gli dei esistessero

 

e un mondo di silenzio più vasto

e profondo del cielo- per meditare

il tempo- che scorre inesorabile

fra le cose e noi.

 

 

 

Questa poesia, tratta dal libro “Incontri nel silenzio”, potrebbe essere in otto versi la biografia di Fernanda Nicolis, infatti, come vedremo, la rispecchiano semplicemente, ma in modo esaustivo.

- Sono nata a San Martino Buon Albergo, in anni che mi hanno permesso di vivere da contemporanea al famoso ’68 che anche nel nostro Paese ha avuto i suoi bei momenti.

La mia famiglia era quella classica di quei tempi : un  papà  lavoratore, la mamma casalinga. Alle elementari mi rivelai molto brava e la mia maestra  riuscì a farmi frequentare almeno tre anni di scuola media. Per chi è nato negli anni ’60 tutto questo sembra facile, ma allora era una grande conquista.

Le scuole medie erano a Verona e ce n’erano solo quattro. Poi bisognava sostenere, sempre a Verona, un esame d’ammissione con gli insegnanti dell’istituto in cui si pensava di iscriversi: due prove scritte: italiano, matematica e chi riportava l’insufficienza in una di esse non era ammesso all’orale. Era un’esperienza pesante per una bambina di paese e allora San Martino era veramente paese. Comunque fui promossa e così cominciai la mia carriera scolastica.

Fu un periodo molto duro mi sentivo come un pesce fuor d’acqua , e per un po’ mi pentii della scelta che avevo fatto con tanta gioia. Le mie compagne (allora le classi non erano miste) tutte “ragazze di città” erano piene di pregiudizi per le “campagnole”.

Il senso di questo isolamento, di questa solitudine si possono ritrovare in alcune poesie scritte più tardi e per altre occasioni (l’animo umano profondamente non cambia):

 

 

Dal libro Le Voci nascoste  pag. 50 (2001)

 

 

Infanzia - breve mattino

di giochi tristi e solitari

le tue ombre vaganti

sono come allora

mie devote compagne

 

mio malgrado a te ritorna

il ricordo e si fa largo

fra spine intricate

per strappare al ramo

almeno una rosellina di gioia

 

 

Ma dopo un periodo di crisi e tristezza recuperai il coraggio, ritrovai la mia dimensione e lo stimolo per andare avanti senza lasciarmi scoraggiare dall’ambiente ostile. Naturalmente riservata, mi basta ascoltare quel qualcosa che ho dentro, una tranquilla dignità che mi fa sentire “persona” anche in un mondo dove prevale l’arrivismo senza scrupoli:

 

  

Dal libro Incontri nel silenzio pag. 25  (2004)

 

 

C'è una quieta rassegnazione

nelle cose - una solenne dignità

come di falco che misuri

le frontiere del suo volo

 

così - nella certezza della mia povertà

con pudore vivo - e della vita parlo

ma solo con voce sommessa

come di chi entra in una cattedrale.

 

 

Dal libro La casa di vetro pag. 18 (2006)

 

 

Il coraggio di fermarmi:

 

di restare immobile e quieta

come una terra priva di vento.

 

Lasciare che l’anima si espanda

e inizi il suo ritorno a casa.

 

Né più, né meno di un ramo

Il tempo d’autunno mi spoglia

 

ma come la caduta delle foglie

apre lo sguardo a nuove radure,

 

così l’anima che si fa nuda

più facilmente si fa visitare

 

 

Superati gli esami di terza media, desideravo ardentemente frequentare il Liceo Classico.

Purtroppo per me era impossibile; Liceo voleva dire per forza Università e non ce lo potevamo permettere. Cosa poteva fare una ragazza di quei tempi con interessi umanistici per trovare poi lavoro in fretta se non l’istituto magistrale?  E così fu. Scrivevo anche allora poesie, i temi erano quelli che da sempre colpiscono gli adolescenti e che descrivono forti sensazioni d’amore,  di dolore, d’amicizia. Poesie che ho perduto, non so quando, non so dove; ma di cui  conservo quella pienezza di immagini e di sentimenti che adesso mi permettono di lasciarmi andare a questa mia poesia.

 

 

                                            Poesia inedita

 

            

                                                            Io vivo del dentro:

                                                            una stanza interiore

                                                            dove il soffitto è spazio aperto

                                                            sotto cui la mente si apre

                                                            e l’anima trova riparo.

                                                            Un  percorso tutto all’interno

                                                            per trovare la gioia del seme

                                                            che spinge il fiore alla luce

                                                            e sotto mette radici.

 

 

Intanto anche a San Martino qualcosa si muoveva: un gruppo di amici stava tentando di svecchiare l’ambiente che era lo stesso dall’inizio del secolo, in fondo ancora un paese contadino. Erano i nostri intellettuali ruspanti e naturalmente, pur mantenendo la mia naturale discrezione, ne facevo parte anch’io. Sono stati momenti esaltanti : discussioni, mostre, cinema, opere teatrali scritte da uno del gruppo e messe in scena dagli altri, insomma San Martino era una piccola Montmartre. E tra quei giovani, si è fatto largo con irruenza Giorgio e non ci siamo lasciati più:

 

Dal libro La casa di vetro pag. 23 (2006)

  

Ecco,

le mie mani sono strette alle tue come anelli

di una stessa catena e come la scintilla

si perde lungo la gola del camino

così la mia pena sfila leggera

e dalle mie dita nelle tue muore.

 

 

Poesia Inedita:

 

A viverlo

questo amore è corpo e anima

guarda parla tende le mani

mi trapassa la pelle

mi percorre le ossa

entra esce poi ritorna

sogna i miei sogni

canta le mie canzoni

cresce respira dentro e fuori di me

 

 

ma è così che voglio viverlo

con tutti i suoi laceranti soprusi

l’uno all’altro strettamente legati

e in lui come un’eco risuonare

vivendo.

 

 

Ci siamo sposati e nello stesso anno ho iniziato a insegnare:  una sede abbastanza vicina, una scuola elementare di campagna, che ora non c’è più. Qualche anno nelle vicinanze, e poi mi sono fermata qui da noi.

Una carriera sotto casa, che ho sempre cercato di svolgere con la massima dedizione ed impegno, dalla quale ho ricevuto momenti gratificanti, ma anche di sconforto, perché l’ambiente dell’insegnamento è complesso e spesso si nutre di piccole meschinità, incomprensibili a chi sta fuori

 

 

Dal libro I Luoghi dell’anima pag 13 (2006)

 

 

Quando anche la parola più vera

si perde nell'indifferenza di molti

e dietro di sé non lascia nemmeno

il richiamo naturale dell' eco

 

allora capisco che ogni pensiero

appartiene solo a se stesso

e mi pento di aver messo all’incanto

sogni – anima - mente

 

 

Una vita vissuta  nella pienezza dei sentimenti, semplice e autentica: la gioia di due figli Lia e Riccardo, di due nipoti: Pietro e Francesco.

 

 

Dal libro La casa di vetro pag. 31 (2006)

 

 

In questo angolo di terra

c’è la nostra semplice vita:

un mondo appartato e schivo

ma ardente come una lacrima

Qui il cipresso saluta per primo il giorno

            Qui il pettirosso è solito svernare

Qui vive un’anima antica:

quella dei nostri fedeli incontri

Qui e soltanto qui è nostra

la linea remota del cielo

 

 

e infine verso i quarant’anni la “ritrovata” passione per la poesia. Ho cominciato a scrivere versi, dapprima come appunti personali, poi come autentica dimensione della mia vita, del mio rapporto con gli altri; versi capaci di accompagnarmi quotidianamente e di dare al mio esistere un ulteriore significato.

 

Dal libro La casa di vetro pag. 63 (2006)

 

            Ora

È tempo di semina

La terra è arata

            e la luna piena

 

In mano

            una manciata di versi

            piccoli semi

affidati al tempo

 

A volte mi si chiede quale sia la molla che mi spinge a scrivere versi. Penso che questa domanda nasca dal fatto ,che malgrado si parli molto di poesia, in realtà sia quasi impossibile darne una definizione soddisfacente. D’altra parte c’è anche, nell’opinione comune, il convincimento che il poeta sia una persona esclusivamente “ripiegata” su se stessa, poco “attenta” e spesso “disinteressata” del mondo esterno.

Per conto mio invece, credo non ci sia persona più attenta ed interessata del poeta: la sua ricerca indaga tutti i molteplici aspetti dell’animo umano, del mondo, dei suoi contrasti, delle sue meraviglie, delle sue alienazioni.

 

Dal libro Incontri nel silenzio pag.74(2004)

 

 

Sono tracciate dall’odio

le strade che cammino

e sono le sole che conosco

 

            La mia casa è una tomba

            di fango e soltanto lì

mi è permesso vivere

 

            Tutti i giorni

i miei figli giocano

            con la morte

 

Tutti i giorni

alzo una croce

al loro disincanto

 

            Ho pianto

e la mia faccia

si è bagnata

di sangue      

 

Ho gridato

e la mia bocca

si è riempita

di terra

Nemmeno

un fiore

ho potuto salvare

 

Sono

la donna senza volto

 

Sono

una donna afgana

 

 

 

Dal libro Incontri nel silenzio pag. 75 (2004)

 

 

Quindici febbraio

Duemila tre

            Volevamo

riscrivere il mondo

e abbiamo scelto

sette colori –

gli stessi per tutti

 

Li abbiamo stesi

uno dopo l’altro

a fasciare il mondo

intero.

Indistruttibile

arcobaleno

è la nostra speranza.

 

Così – almeno per un giorno –

abbiamo creduto nell’uomo.

 

 

E ancora:

 

 

Dal libro Vie di sosta e d’abbandono pag.60 e 65 (2009)

 

 

                                                       E’ la terra delle case di latta

                                                       dei materassi pulciosi

                                                       dei corpi disfatti

                                                       delle mani rapaci

                                                       degli sguardi sfuggenti

                                                       dei miseri stracci appesi a un chiodo

                                                       della muffa del fango

                                                       Qui non c’è fruscio d’erba e d’acqua

                                                       questa è la terra degli alberi morti

                                                       Qui l’anima si sfalda come un foglio

                                                       di carta straccia

                                                       questa è la terra degli uomini infranti

 

                                                       E i bambini hanno occhi immensi

                                                       e negli occhi l’esilio del cielo.

 

 

 

                                                       Un altro giorno:

                                                       l’alba spargerà la sua luce radiosa

                                                       e la rugiada brillerà sul prato.

                                                       I pioppi danzeranno flessuosi

                                                       e il ruscello riprenderà a cantare

                                                       sotto le verdi ombre.

 

                                                       Ma chi si curerà di me

                                                       in questa culla di fango

                                                       dove mi sono disperso

                                                       consumato da mille ferite?

 

                                                       chi si curerà degli altri

                                                       dispersi come me

                                                       tra le rosse rovine

                                                       di una terra morente?

 

                                                       Un altro giorno

                                                       Un altro ancora

                                                       e nemmeno il cielo saprà

                                                       che ce ne siamo andati.                     

              

 

Dal libro I luoghi dell’anima pag.23 e 34 (2006)

 

 

 

Ci sono fatti che scorrono lievi

come inavvertiti dall’anima –

sembra non lascino traccia

tanto è umile la loro forza –

invece penetrano a fondo –

come certi fiumi che a nostra insaputa

            inventano forme divine e arcane.

            Delle sue più intime grotte

l’anima conosce la soglia –

quasi per gioco entra e si perde

in un prisma d’infiniti colori

  

 

 

Venne un vento

odoroso di resina e d’erba

con abili mani ridisegnò i monti

cancellò nuvole e foschie lontane

lasciando un cielo intatto

e teso come uno specchio

 

Al prato restò quel leggero fruscio

che tanto piace alla farfalla

e al fiore….così fu certo a tutti

che l’estate non era ancora finita

 

 

Personalmente ritengo che la poesia sia come “un sogno fatto in presenza della ragione”, che nasca dagli spazi più profondi dell’anima ma, che una volta emersa, intervenga la ragione a controllarla: un fondersi concreto e misterioso di due logiche diverse,di due linguaggi contrapposti. Una tensione introspettiva, un’ analisi severa e rigorosa , tutta rivolta alla ricerca del senso della vita.

 

 Dal libro I luoghi dell’anima pag. 45 e 46 (2006)

 

 

Vive di penombra il sogno

Una luce troppo ardente

ne disperde il fragile corpo

Un buio troppo denso

ne può assorbire l’anima

ma nell’armoniosa fusione

di luce e d’ombra

il sogno vive e cresce

scruta l’infinito

racconta l’incredibile

diventa poesia

 

 

 

Tutti i giorni ricevo

in dono una storia

A notte fonda la trascrivo

            perché non si perda

nel buio della veglia.

Sono prigioniera del sogno

tenera notte…

Sono afflitta dal tempo

fragile giorno…

 

Soffia tra i fogli un presagio

che mi disordina l’anima

 

 

 

da Vie di sosta e d’abbandono pag.12 – 17 – 67

 

 

 

                                                       Anche se caduti

                                                       lasciatemi almeno il profumo

                                                       petali di rosa:

                                                       sarà per me il ricordo

                                                       di quando raccontavo del fiore.

 

 

                                                       Pensiero dopo pensiero,

                                                       sogno dopo sogno

                                                       per cieli sempre diversi

                                                       e ancora più oltre

                                                       per spazi senza fine

                                                       come se non ci fossero porti d’arrivo

                                                       ma soltanto crocevia di passaggio

                                                       come se non ci fossero dei

                                                       ma soltanto mondi di luce.

 

 

                                                       Sulla linea dello sguardo

                                                       tutta la bellezza è ombra:

                                                       una lunga ombra che vela

                                                       la pena infinita delle cose.

                                                       Ma nel profondo il cuore batte

                                                       batte e sogna:

                                                       alberi che inseguono il vento

                                                       prati verdi al di là dei confini

                                                       aromi dolci e teneri

                                                       e bagliori di stelle perfette.

 

 

Scrivere poesia è sempre e comunque “un mettersi in gioco” ma non potrei fare altrimenti, perché la poesia è la mia più autentica e profonda  forma di comunicazione.

 

   

                                                       Nel buio che copre

                                                       le tante insidie della notte

                                                       lascio ai miei pensieri

                                                       la libertà di non mentire

 

Febbraio 2007 - A cura di A. Solati

 

         Bibliografia       

 

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