a cura di Sergio Spiazzi
San
Martino delle “carthere”
“Le cartiere veronesi sorsero lungo il Fibbio che bagna Ferrazze, Sengia, S. Martino Buon Albergo e Ca’ dell’Aglio, o lungo il Fiumicello che passa per Montorio e attraverso Verona sbocca nell'Adige".
Così
Antonio Avena in un suo saggio del 1912 introduce l'argomento relativo
all'industria della carta nel veronese.
Il
territorio sanmartinese era fin dal medioevo sede di opifici (molini,
gualchiere, ferriere), che costituivano l'attività industriale primaria della
zona. Nel corso del XV secolo si aggiunsero, alle antiche fabbriche, le
cartiere, che andarono a soddisfare la domanda ormai pressante di carta in
sostituzione della vecchia pergamena.
Il
numero di cartiere presenti nel territorio era così elevato da chiamare il
paese, durante il XVI e XVII secolo, S. Martino delle Cartiere; appellativo che
si perse nei secoli successivi per la crisi seicentesca e per la forte
concorrenza di altri poli industriali, come Salò e Toscolano.
La
prima data dell'esistenza di una cartiera é il 1403 quando " ... ser
Andrea de Paganis,,della contrada delle Cartere di Olivè, obbligò
se stesso e i figli di far
tenere fra un anno a Gianesello da Folgaria seicento risme di carta fine
bambagine e quante altre se ne
fabbricassero nella loro cartiera d'Olivè o
di S. Martino Buon Albergo ... " (ricordiamo che Olivè
e Montorio arrivavano allora, con i confini, fino al ponte sul Fibbio a S.
Martino, penetrando di sotto dello stesso fino alle Pignatte con una fascia di
territorio a sud, derivatogli probabiImente da antichi diritti di pesca e d'uso
delle acque).
Altra data è quella del 1425 quando Francesco Dall'Ora affittò a Giovanni e Nascimbene da San Martino Buon Albergo la cartiera del Busolo (poi Maglio) contro un affitto di venti ducati d'oro " ... pagabili ogni anno che la guerra non fermasse le ruote ... ".
Nello
stesso anno Francesco Dall'Ora investiva in un'altra cartiera di sua proprietà
a " ... Ia cha de laglio ... " (Ca' dell'Aglio), trecento lire
in carte o stracci per produrre " ... carte mercantevoli nella forma
desiderata ...".
Nel
1493 davanti al Rettore veneto insorse una lite tra Guerriero da Fabriano,
cartaio "...in loco Buxoli ...
", contro Comino Vetino da Bergamo, che gli aveva negato sei ducati
dovutogli per la mercede di tre mesi.
Nel
corso del XVI secolo l'arte della carta vivacchiava, resistendo e difendendosi
alla meglio contro l'invadente industria straniera, contro la quale nel 1577
perse diversi diritti, soprattutto quello di non poter usare gli stracci
provenienti dai paesi della bassa veronese e del lago di Garda, che andavano
alle cartiere di Salò.
Ci
furono rimostranze, soprattutto per esportazione illecita, da parte dei cartai
di S. Martino contro quelli di Salò. Il Consiglio di Verona nel 1590 decise di
regolarizzare la situazione difendendo i diritti delle cartiere sanmartinesi.
Nel
XVI secolo lungo il Fibbio esistevano sei cartiere; la prima è
quella di Ferrazze con due ruote idrauliche, segue quella della Sengia
con tre ruote e poi quelle del Ponte con due ruote, del Maglio con quattro
ruote, delle Pignatte con due ruote ed infine quella di Ca' dell'Aglio con tre
ruote. Come si vede l'attività era molto intensa se le stesse resistettero per
tutto il XVIII secolo.
La
cartiera del Ponte nel 1561 è proprietà
della famiglia Pesenti, che la cedette nel 1578 a Nicola Radici, insieme alla
casaliva (abitazione), contro pagamento di cento ducati. La stessa è
locata nel 1628 ai frateIIi Nicola e Zacaria Zugagi, mentre nel 1816 la
cartiera è proprietà di Basso
Gaetano e nel 1848 di Bortoletti Gaetana in Monga ed esisteva ancora nel 1871.
La
cartiera del Maglio è citata nel 1561
in un sopralluogo del 5 agosto, mentre nel 1602 è
di proprietà di Todesco Giacomo, grande possidente terriero, e
trasformata nel corso del XVII secolo in maglio da rame, mentre quella delle
Pignatte la troviamo fino a tutto il 1700.
Importante
era anche la cartiera di Ca' dell'Aglio posseduta per parecchio tempo dalla
famiglia Malaspina che l'acquistò nel XVII secolo, la quale fu commutata in maglio
da rame nel 1696 secondo la richiesta di Ippolito Malaspina.
L'arte della carta si estinse in modo naturale nel corso del XIX secolo, seguendo il destino di tutte le industrie fluviali, sostituite da sempre più moderni meccanismi produttivi.