Orchi, fade e anguane nell’immaginario popolare della Lessinia
Di
Piero Piazzola
Premessa
Il
territorio oggetto della nostra esplorazione.
Per
cominciar a capire come mai in alcune zone della Lessinia sussistano ancora
leggende e “storie” che riferiscono d’esseri immaginari, creati in pratica
dalla fantasia popolare, come gli orchi, le fade, le anguane e via dicendo,
bisogna prendere conoscenza con il territorio specifico in cui queste leggende
si sono sviluppate e tramandate, da generazione a generazione, nei racconti dei
“filò”.
Cominciamo,
allora, a tracciare un rettangolo ideale sulla carta geografica tra l’alta
Lessinia e l’alta Vallata del Chiampo (vedi cartina allegata).
In
alto, a sinistra, un angolo cade pressappoco nel punto in cui si legge “Casara
Broletto”, una baita presso i Tracchi. A destra della figura, un altro angolo
si fissa in località Lovati di Valdagno. L’angolo sud, a mattina, si può
fissare nei pressi di Contrada Bacchi di Vestenanova. Quello a sud, ma a sera,
invece, si troverebbe vicino alla contrada Zambelli di Cerro Veronese.
Dentro
questo rettangolo si notano i paesi che hanno saputo conservare e divulgare le
“storie” che andremo ad accennare. Essi sono: nella Valle del Chiampo,
Crespadoro e più a nord, Calpodalbero e Durlo.
A
mezzogiorno, nella fascia più bassa, si collocano quelli di Bolca, Sprea e
Badia Calavena; nella banda più alta, quelli di Campofontana e di San Bortolo
delle Montagne. Nella valle del Progno–Illasi, i paesi di Sant’Andrea, Selva
di Progno e Giazza.
Andando
poi verso sera e salendo lungo il lato ovest del rettangolo, si registrano i
nomi di San Mauro di Saline, Roveré Veronese, Velo Veronese e Camposilvano
Le
creature della fantasia popolare
In
alta Val d’Illasi, nel Veronese, sul fondovalle più settentrionale, si
adagiano tre località di particolare interesse per il tema dell’immaginario
popolare: Badia Calavena, l’antica ‘‘Abato’’ dei Tredici Comuni Cimbri
Veronesi; Sant’Andrea, frazione del precedente capoluogo, anticamente detta
‘‘Sprea cum Progno’’; Selva di Progno, la cimbrica ‘‘Prunge’’;
Giazza o ‘‘Ljetzan’’, simpaticissimo paesino dove ancora nei conversari
si usa il taucias garèida, antica parlata della bassa Germania.
Sulla
dorsale che s’innalza tra questa vallata e quella vicentina ad oriente, vale a
dire l’alta Val del Chiampo, si attestano alcuni altri centri abitati, quali
Bolca, famosa in tutto il mondo per i suoi meravigliosi pesci fossili che
risalgono a circa 40 milioni di anni fa; San Bortolo delle Montagne, nel passato
meglio conosciuto come San Bortolamio Teutonico o Tedesco, per l’insediamento
dei coloni tedeschi durato fino ai primi dell’Ottocento; Sprea, frazione di
Badia Calavena, nel secolo scorso conosciuta per il suo parroco, don Luigi
Zocca, ‘‘botanico e guaritore’’, che l’ha retta fino agli anni
Cinquanta; e infine, Campofontana, il più alto paese della Lessinia e della
provincia di Verona.
Tornando
ancora a valle, ma verso mattina, segnatamente in Val del Chiampo, si incontrano
un paio di nuclei abitati, cui fanno capo un certo numero di contrade, e cioè
Durlo, pure essa antica comunità cimbra che conserva numerosi toponimi e
cognomi di matrice altotedesca; Campodalbero, all’estremità settentrionale
della vallata, press’a poco sul medesimo parallelo di Giazza; entrambi in
comune di Crespadoro. Fatta conoscenza con questi luoghi proviamo a incontrarci
con le figure degli esseri immaginari che si sono caratterizzati maggiormente
nella memoria della gente.
Tra
gli anni Cinquanta e la fine del Sessanta del secolo passato, col metodo delle
registrazioni su nastro magnetico dalla viva voce degli adulti, oppure
servendomi della collaborazione di alcuni insegnanti di scuola elementare, erano
nativi del posto e che abitavano ‘‘in loco’’, interessati, quindi, pure
essi, a ricercare, riscrivere e dar nuovo valore all’etnia, ho potuto
raccogliere circa 150 leggende o, meglio, ‘‘storie’’, come si usava
chiamarle in termini popolari; racconti, tutti brevissimi, sintetici, al limite
della favola esopea, che riguardano essenzialmente tre (o quattro al massimo)
tipologie differenti di esseri fantastici che ‘‘abitavano’’
prevalentemente la zona citata: le ‘‘Genti Beate’’ o ‘‘Sealagan
Laute’’ di Giazza; le ‘‘Fade’’ di Sprea, Badia Calavena, Bolca e San
Bortolo delle Montagne; le ‘‘Anguane’’ o ‘‘Bele butèle’’ di
Campofontana; le ‘‘Guandàne’’ di Durlo e di Campodalbero e, infine,
l’‘‘Orco’’ e il “Basilisco”. Più a sera, i dintorni di
Camposilvano, Velo Veronese e del Vajo dello Squaranto, erano abitati invece
dalla “Fade”, ma di natura e di costituzione fisica molto dissimili dalle
“Fade” di Sprea, Badia Calavena, Bolca. Di queste creature delle zone di
Camposilvano e dintorni, Attilio Benetti ha scritto un volumetto molto prezioso.