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Piazza Garibaldi (il Camillion) - S. Rocco

Foto A. Scolari  26/12/2004

 

 

 Scheda storica - Arch. Sergio Spiazzi

Livio Croin, nella sua guida del 1961, descrive così la vecchia piazza popolare: "La via XX Settembre immette in Piazza Garibaldi o Camillion, la quale è oggi forse la più brutta e antiestetica del Comune. È a forma di ferro di cavallo e qualcuno la chiama con termine proprio quartiere cinese. Un tempo, quando il Municipio e le Scuole Elementari erano in una costruzione adiacente all'entrata della piazza, il Camillion doveva senz'altro essere un agglomerato urbano importante e più decente...” .

 

Chi non ricorda il Camillion, quando ancora era abitato da numerose famiglie proletarie che stendevano i panni attorno al grande gabinetto al centro della piazza ancora da asfaltare, quando non c'era il ponte sul Fibbio e le donne andavano a fare il bucato con l'asse da lavar sul greto del fiume?

Quando frotte di ragazzini che si organizzavano in bande per tirarsi le pirole o gareggiare a s-cianco e nascondersi fino al buso del gato passavano serene giornate di giuoco?

 

Un tempo il quartiere si chiamava Piazza S. Rocco, santo che si festeggiava il 16 di agosto con grande festa di luminarie e canti sacri. La statua si trova in un' edicola sulla prima casa a sinistra prima dell'entrata in piazza.

 

Se il termine Camillion può derivare dalla Strada Comunale Camillieri (come ritroviamo sulle mappe catastali) più complessa è la storia del quartiere.

 

Nell'estimo del 1766 troviamo alcuni elementi che ci indicano terreni e case di proprietà comunale a sud-est dell'attuale piazza, che servivano da alloggiamento ai Corazzieri della Compagnia del Conte Pompeo Pompei. Già nell'estimo del 1628 è ricordato "...un lozamento che ha convenuto fabricar per dar allogiamento alla natione de soldati Capeletti... “.

 

In una mappa del 1758 di Antonio Schiavi è disegnato l'antico Tezon del Salnitro che si trovava a sud-ovest dell'attuale piazza. Nel Tezon, che era una grande stalla, si trovavano le pecore che servivano, attraverso un processo di decomposizione delle loro deiazioni mescolate con terre ed “acqua madre”, ad ottenere il salnitro (nitrato di potassio), per produrre la polvere pirica. Oltre a S. Martino troviamo nel veronese anche i Tezoni di Cucca, Minerbe e Soave.

 

Nel 1837, il Tezon viene messo all'asta, in quanto in disuso, e acquistato da un certo Giuseppe Paronzini che presenta un progetto (esistente in Archivio Comunale) di demolizione del Tezzone per costruire un edificio ad uso abitazione (trattasi del fabbricato ancora esistente prospiciente Piazza Garibaldi, di fronte a via Roma e all'attuale pizzeria).

 

Nel Catasto Napoleonico del 1818 la piazza non esiste ancora ma troviamo prospiciente all'attuale via XX Settembre un edificio (ora casa Cristofori-Racasi) adibito a Residenza Comunale e Scuola, mentre nel Catasto Austriaco adiacente alla Residenza Comunale si trovano le caserme per la Fanteria e la Cavalleria. Lo sviluppo della piazza avviene alla fine del 1800 con la costruzione di edifici adibiti a fienili e successivamente trasformati in abitazioni, probabilmente in coincidenza con la crescita industriale della fine del secolo.

 

Altri edifici vengono costruiti, fino a completare gli spazi disponibili, definendo la forma attuale della piazza. La contrada perde la sua centralità quando il Comune di S. Martino sposta la sede comunale nell'attuale edificio, acquistato nel 1897 dalla famiglia Ferruzzi.

 

Agli inizi del 1900 il quartiere viene chiamato "Contrada S. Rocco"; ce lo ricorda una relazione datata 1903 del Commissario Straordinario Guido Ravignani: "In seguito a reclamo firmato da 14 persone, per la posizione in cui trovavasi l'orinatoio in contrada S. Rocco, incaricai Vecchietti Ernesto di approntare un progetto per la costruzione di un riparo in ghisa e lamiera di ferro, come in altre località del capoluogo...". Nel 1914 troviamo la piazza già chiamata Garibaldi, a ricordo dell'eroe dei Due Mondi e alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, probabilmente a sottolineare l'italianità del paese.

 

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