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Il perdono d'Assisi.  (Anonimo, sec. XVIII)

Fotografia: Roberto Alloro

 

 

 

Scheda Artistica - Dott. Roberto Alloro

 

Una notte dell’anno 1216 san Francesco si trovava nella chiesa della Porziuncola, immerso nella preghiera e nella contemplazione. Improvvisamente, uno sfolgorante chiarore rischiara le pareti dell’umile edificio. Sopra l’altare, seduti in trono, circondati da uno stuolo di angeli, in una luce sfavillante, gli appaiono Gesù e, alla sua destra, la Madonna. 

 

Francesco, in silenzio, continua l’adorazione fino a quando il Figlio di Dio gli si rivolge per conoscere che cosa egli desideri per la salvezza delle anime. Il Poverello chiede e ottiene la remissione dei peccati per tutte le persone che, dopo essersi pentite e comunicate, visiteranno quella chiesetta. Fin qui la tradizione.

 

Da allora, ricevuto il permesso da papa Onorio III, il 2 agosto, a Santa Maria degli Angeli, si celebra la Festa del Perdono e viene concessa l’indulgenza plenaria, cioè il perdono e la cancellazione delle pene dovute ai peccati anche mortali confessati e assolti. L’indulgenza può essere ottenuta in tutte le chiese parrocchiali e francescane dal mezzogiorno del 1º agosto alla mezzanotte del 2 e tutti i giorni dell’anno visitando la chiesa della Porziuncola di Assisi, dove san Francesco morì.

 

Nel quadro conservato nella chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo l’episodio è raffigurato in modo didascalico. Il Cristo risorto è assiso su un fastoso altare dorato, di gusto barocco, che culmina con una valva di conchiglia, simbolo di vita e di redenzione. La croce, il flagello e il libro aperto ricordano che con la passione e la morte di Gesù si sono adempiute le profezie contenute nelle Sacre Scritture. Alla destra del Salvatore, sotto una coppia di putti in volo, la Vergine Maria, con lo sguardo implorante e le braccia allargate, prega il figlio di accogliere le richieste di Francesco. Il santo, raffigurato con l’abito dei frati Minori, offre in dono una corona di roselline.

 

Con questo quarto dipinto dedicato alle “Storie di san Francesco”, abbiamo terminato la descrizione di quello che per stile, dimensioni e soggetto, appare un corpus omogeneo e unitario. Possiamo, a questo punto, porci qualche domanda sul suo significato. Abbiamo ricordato più volte che i quadri erano originariamente conservati nell’oratorio intitolato al santo di Assisi un tempo esistente dove ora si trova il bar La Corale, in piazza del Popolo. Nell’oratorio di San Francesco aveva sede la confraternita laicale omonima e nella devozione dei confratelli vanno ricercate ragioni e committenza dei quattro quadri ottogonali.

 

Riepilogando, sono rappresentati i seguenti episodi: 1) l’approvazione della Regola; 2) Francesco alla mensa del cardinale Ugolino; 3) Francesco ottiene dalla Vergine e dal Figlio la salvezza delle anime del Purgatorio; 4) il Perdono d’Assisi. Perché sono stati scelti questi soggetti? Quale messaggio intendeva trasmettere chi li ha commissionati? Chi era questo qualcuno, un singolo confratello o la confraternita intera, rappresentata dai propri organismi direttivi?

 

Si tratta senza dubbio di quattro momenti cruciali nella vicenda di Francesco. È sempre lui, infatti, il protagonista di ciascun episodio. Parlare di Francesco significa parlare dell’ordine da lui fondato e, in senso estensivo, anche delle confraternite ispirate alla sua figura. Rappresentare il momento in cui il papa aveva approvato la regola dei frati Minori significa ricordare la piena legittimità del francescanesimo in seno alla Chiesa. Il secondo episodio – l’offerta di Francesco al cardinale Ugolino – è un richiamo all’umiltà e alla povertà di Francesco, il suo essere sempre dalla parte degli ultimi e degli esclusi, un modello di vita con il quale dovevano continuamente confrontarsi i confratelli. La seconda coppia di dipinti è tutta incentrata sul ruolo salvifico dell’Assisiate e dei frati Minori. Proporsi come modello lo stile di vita francescano era davvero mettersi in buone mani, significava affidarsi a un santo potente, capace perfino di ottenere la salvezza delle anime condannate al Purgatorio. E, senza attendere il riscatto ultraterreno, già in questa vita, già su questa terra, i confratelli, dopo essersi confessati, potevano lucrare l’indulgenza plenaria visitando l’oratorio della confraternita il primo e il secondo giorno di maggio, in occasione del Perdono d’Assisi.

 

Almeno due quesiti rimangono, per ora, senza risposta. La prima riguarda l’identità del pittore – o dei pittori, se non si tratta di una sola mano. La seconda guarda al committente, da individuare probabilmente nell’uomo a mani giunte raffigurato di scorcio in basso a sinistra ne L’approvazione della regola.

 

 

La scheda è stata pubblicata su «Qui San Martino. Bollettino delle parrocchie di San Martino Vescovo, Cristo Risorto, Marcellise, Mambrotta e Ferrazze».

 

 

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